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26 gennaio 2015

8,8 secondi. Questo è il tempo che, secondo uno studio del National Citizen Service (il programma britannico che offre ai giovani formazione e lavori di volontariato), viene impiegato dagli esaminatori per valutare un curriculum vitae.
La notizia rimbalzata dal Regno Unito alla 27esimaora.corriere.it è piuttosto deprimente e non voglio dilungarmi spiegando i motivi che immagino in molti deducano. Voglio però sfruttare la notizia per riportare i risultati di un esperimento che ho iniziato qualche mese fa, proprio con l'obiettivo di capire se e come vengano letti i curriculum inviati in risposta agli annunci di lavoro pubblicati online.

Che il tempo dedicato alla visione dei CV fosse infinitamente poco si sapeva. Forse però, non così poco. Ricordo infatti che all'ultimo Career day organizzato dall'Ufficio Job Guidance dell'Ateneo di Trento per i partecipanti al Lifelong learning programme 2013, si parlava di un minuto scarso, forse mezzo. Una manciata di secondi come unica chance per lasciare il segno. Arduo in effetti; ancor di più se la carta da giocare è quell'unica facciatina di foglio A4 ammessa, purché non sia in formato europeo! Deve avere poco testo, una foto personale (e anche qui i pareri degli esperti recruiter sono contrastanti) ma né troppo informale né in stile fototessera. Il CV deve essere accattivante, con un layout originale, colori discreti ma d'impatto, e con un font professionale.


Wow. Quante pretese per un'unica cartella word, non trovate? Eppure è così che le sorti di giovani laureati poliglotti con almeno un'esperienza di studio e/o lavoro all'estero vengono determinate, con un'occhiata di neanche 10 secondi su un A4. Se piace bene, altrimenti...

Confrontandomi con altri giovani italiani in cerca d'occupazione, precari e non, ho cercato di capire se anche per loro tutto fosse riconducibile all'appeal del résumé e di conseguenza al tempo di lettura. Queste le tre opinioni più condivise:
1. “I CV non vengono letti”
2. “Sanno già a chi dare quel posto”
3. “Pescano i CV a random”

Da qui è partito il mio esperimento. Non avevo assolutamente modo di confermare le ipotesi dei miei intervistati, perciò ho provato a smentirle. Riprendendo tutti i criteri di cui sopra, ho cercato di creare il curriculum perfetto, traendo spunto da social come Pinterest e Tumblr o dai servizi web per l'upload e la condivisione di presentazioni e portfoli come Slideshare e ISSUU, e anche sbirciando i siti di professionisti nell'ambito della comunicazione visiva come grafici, fotografi, designer e architetti. L'ho costruito basandomi su un target ideale individuato tra il marasma di posizioni aperte rintracciabili in rete: agenzie di comunicazione, redazioni locali, agenzie pubblicitarie e di organizzazione eventi, associazioni culturali poliedriche, uffici di marketing e comunicazione di aziende private operanti in settori per mia competenza interessanti. E ho quasi stolkerato i responsabili risorse umane di molte NGO attive in Italia e Europa, contattandoli via mail e connettendomi alle loro reti.


Partorita la creatura, ho deciso di inserirvi un errore, in modo da provocare la reazione delusa del selezionatore inizialmente catturato dal mio impeccabile biglietto da visita.


Ho portato avanti l'esperimento per tre mesi, da ottobre a dicembre 2014.
Ad oggi, solo 2 delle 23 candidature inoltrate hanno avuto risposta ed entrambe sono state negative. C'è di più: K.C., project manager di un'agenzia di marketing e comunicazione che opera nel settore della ristorazione, ha così risposto alla mia application:
“Thank you for showing interest in …........! As you know, recruitment is mostly about first impressions. I would like to give you a hint that may help you in the future job search - are you sure html6 exists? :)”

La reazione e il risultato che speravo. Ho ricontattato il gentilissimo K.C. per illustrargli l'esperimento e sono contenta si sia dimostrato particolarmente entusiasta e curioso dell'esito. La sua dritta è servita più che altro a confermare l'importanza della prima impressione, quella del pezzo di carta a cui chiediamo più di quanto dovremmo.


A pensarci bene però, tra leggere, scovare l'inganno e scrivermi una mail K.C. avrà impiegato ben più di 8,8 secondi, che dite?

Quanto alle altre 21 candidature, come mai non hanno ricevuto alcun riscontro? Mi vengono in mente quattro possibili motivi:
1. “I CV non vengono letti”
2. “Sapevano già a chi dare quel posto”
3. “Il mio CV non era tra quelli pescati”
4. “Hanno trovato l'errore”

Posted on lunedì, gennaio 26, 2015 by Unknown

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12 ottobre 2014

Una giornata che più lunga non poteva essere. 
Sveglia alle 9.00, colazione in bradipo mode, partenza alle 10.00, destinazione Gorizia, mission: home renovation...still...
Una volta arrivata, non ho fatto neanche in tempo a scendere dall'auto che il papi, in capocantiere mode, mi ha spedita all'agraria più vicina a prendere mascherine antipolvere e mangime per le galline. 
Bene, sono andata alla Buona Terra di Lucinico e mentre discutevo con il commerciante sul tipo di mangime da prendere, ho ricevuto la chiamata del papi, in affanno, che diceva: "Aiutami, sono salito in soffitta, la scala ha ceduto e ora pendo dal solaio senza possibilità di muovermi". Pronta a pagare quanto ormai avevo sul banco, ho ricevuto subito un'altra chiamata. Sempre il papi che diceva: "Sono riuscito a salvarmi, fa pure con comodo". 
In quel momento la mia faccia è passata da così

 a così
Imbarazzo superato, sono tornata a casa, ho fatto la ramanzina a Max e mi son rimboccata le maniche: prima installando il frigo nuovo, poi ripulendo le scale in ferro pronte al nuovo dressing!
Pausa pranzo tranquilla al parco Isonzo e poi di nuovo ai lavori. 
Dopo aver ripulito la scala dalle vecchie macchie di vernice, stavo per scendere dalla sedia e bam, ho sentito un'improvvisa ondata di freddo. Avevo inifilato il piede sinistro dritto dritto nella bacinella con l'acuqa usata per lavare il telaio...ma porcoooo mondoooo. 
Bene, per le successive 4 ore ho avuto calze e scarpa zuppe, piede e gamba fradici, pantaloni da strizzare. Argh. 
Tra i vari fronti aperti, abbiamo deciso di concentrarci sul corridoio, ormai adibito a stanza lavoro/deposito/spogliatoio/#cimettoquellochecapita.
Riordinati gli attrezzi, differenziati gli scarti e data una prima passata di scopa, abbiamo dovuto liberare il passaggio dai mobili parcheggiati lì da mesi. Ho proposto di spostare il tavolo in una delle due cantine al piano terra, stracolma di oggetti dei vecchi proprietari e di alcune scansie di Max. 
Un bel respiro e via. In meno di un'ora abbiamo svuotato la stanza, smontato i ripiani di fortuna, separato ferro, plastica, legno e utensili vari da riutilizzare e riorganizzato il tutto. 
Un'altra ora di lavoro e poi finalmente a casa...come no?!
Arrivata a Monfalcone ho recuperato gli occhiali da vista rotti in un mio maldestro movimento di domenica scorsa (a farla breve, ci sono montata sopra entrando in doccia). Purtroppo però c'è stato un errore di lavorazione e in settimana dovrò ridarli all'occhiologo per averne un nuovo paio. 
Come se non bastasse la stanchezza e l'avvilimiento: "Iole, mi serve un passaggio per la festa!" E che palleeee, servizio taxi anche oggi, nooooooooooo
Dopo mezz'oretta sono rimontata in macchina per portare mia sorella a Staranzano, in una certa sala montes. Bo, mai sentita. Per la strada ci siamo rifatte a una pseudo cartina disegnata da un suo compagno di classe e fotografata col cellulare. Una mappa più inutile non l'ho mai vista: non un solo nome di strada, non un solo civico, non un indizio plausibile. E che palle! 20 minuti a girare come idiote attorno alla rotonda del bar La Rosa in attesa che almeno uno degli amici/compagni rispondesse ai messaggi. Dopo aver cercato l'indirizzo in google maps, acceso il gps, vagato per le vie del centro, finalmente sono comparsi i guida boys. Giuro, se non fossero arrivati in tempo zero sarei tornata immantinente a casa. 
Sulla via del ritorno, già quasi rilassata, vedevo la luce in fondo al tunnel...magari. Erano i catarifrangenti del giubbetto stradale indosso al carabiniere che a suon di paletta su e giù mi faceva segno di fermarsi. 
Ma ce l'avevate con me oggi?
Ho accostato, spenyo il motore e abbassato il finestrino.
Maresciallo: "Buonasera"
Io: "Buongiorno, prego". 
... NO COMMENT...
Maresciallo: "Non si emozioni, non l'hanno mai fermata eh?!"
Io: "Ahah, certo. No, guardi, sono meno giovane di quanto sembra..."
Ho dato patente e libretto, aspettato le verifiche del caso e una volta pronta a partire ho messo in moto, acceso le luci, tirato su il finestrino, tolto il freno a mano e...l'auto non partiva. 

Avevo dimenticato di inserire la marcia. Mavvaaaaafffaaan...
Sono tornata a casa alle 20:45 con una stanchezza tale che ho dovuto costringermi a mangiare. Un pò di sana tv spazzatura mi ha aiutata a spegnere il cervello e ora mi godo il meritato riposo.

Posted on domenica, ottobre 12, 2014 by Unknown

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22 settembre 2014

Per la 19^ edizione della Festa della Mela, la Nuova Pro Loco Tolmezzo ha invitato Massimiliano Zacchigna (noto a voi lettori come "il papi") a tenere una breve presentazione con degustazione dei mieli del Friuli.


Dato l'ensemble eterogeneo del pubblico, composto sia da apicoltori che da semplici consumatori, ha evitato di approfondire gli argomenti più tecnici e le nozioni normative che di solito riserva ai corsisti, per focalizzarsi su un aspetto spesso trascurato, quello delle false verità sul miele. 
Le dicerie o leggende metropolitane, si sa, col tempo entrano a far parte di quella sapienza condivisa, tramandata di generazione in generazione che però non ha fondamenti scientifici. 


Nel caso del miele, tra le frottole più note c'è il "va bene per i diabetici" o "va preso col latte caldo", tutte storielle che una volta smontate hanno lasciato molti sorpresi. 
Come sempre, la parte tanto attesa della degustazione guidata ha avuto il solito successo: tra i mieli campione sono stati proposti gli uniflorali Rododendro, Acacia e Tiglio, per concludere con un millefiori d'annata, tutti prodotti dall'apicoltore locale Maurizio Zanini.


Al termine della serata il Presidente della Nuova Pro Loco ha colto l'occasione per ribadire l'importanza di iniziative come questa, utili a formare, informare e guidare i consumetori a un più consapevole utilizzo del prodotto miele, conosciuto (vagamente) da molti, ma apprezzato (e gustato) da pochi. 

Posted on lunedì, settembre 22, 2014 by Unknown

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9 settembre 2014

Si è conclusa ieri la Sagra de le Raze, manifestazione locale organizzata dall'omonimo Comitato No profit del Comune di Staranzano.
Non avendo mai partecipato all'evento ho deciso, quest'anno, di unire il piacere al dovere così dopo aver presidiato lo stand di Isontina Ambiente ho raggiunto gli amici del Miele delle Valli.
C'erano molti visitatori, più di quanto mi aspettassi, soprattutto giovanissimi e giovanissime, svestite e annoiate, provavano a fare le alternative con scarso successo.
La più grande delusione è stata la Raza preparata dalle cucine Acli: tanto per cominciare era surgelata motivo per cui inizialmente avevo deciso di non ordinarla. Complice la simpatia della vecchietta al banco ordinazioni, ho cambiato ingenuamente idea: la porzione era abbondante, nulla da dire, ma poco cotta e troppo, troppo salata. Non ho gradito neanche il personalissimo tocco dello chef, una bella mosca abbrustolita tra le due fettine di polenta in accompagnamento...un ingrediente segreto che avrei preferito rimanesse tale. Se consideriamo poi la lunga ora passata in coda prima di ordinare e i prezzi salati tanto quanto i condimenti...diciamo che su questo aspetto si può ancora migliorare, e tanto.
Gli standisti erano più o meno una ventina, presenti a rotazione, prevalentemente vendevano cibarie, soprattutto dolciumi.
Più di una quarantina invece gli appuntamenti musicali previsti dal 29 agosto all'8 settembre, non apprezzatissimi dai più agé che hanno preferito calcare la pista scaldandosi tra lisci e balli di gruppo. L'organizzazione ha ben pensato di variare il programma offrendo attrazioni sia per grandi che per piccini, per i più colti e i meno esigenti, ma senza ombra di dubbio, tra le esposizioni artistiche, i bonsai più curati, gli artisti di strada e la pesca-cieca, il momento più atteso di tutti è stato quello della tombola, ripetuta in quattro giornate, con un monte premi complissivo di 15mila euro. Non male eh?
L'appuntamento ultracentenario tornerà il prossimo anno, come di consueto a fine estate, un periodo ricco di eventi in FVG, tra cui spiccano il Friuli doc, la festa del libro con autori di Pordenonelegge e l'internazionale kermesse enogastronomica Gusti di Frontiera.  









Posted on martedì, settembre 09, 2014 by Unknown

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18 agosto 2014

Leggo su "il Piccolo" di oggi che Rodolfo Ziberna, vicepresidente del gruppo Forza Italia del Consiglio regionale FVG, ha presentato una mozione (anticipata a dicembre 2013 ma presentata a giugno di quest'anno e non ancora discussa) che richiama l'Ufficio Scolastico Regionale a collaborare per alleggerire il carico di lavoro degli studenti di scuole elementari e secondarie.
La breve mi ha lasciata un pò perplessa e mi ha ricordato la ramanzina che ho dovuto subire dal relatore della mia seconda tesi: "Mi perdoni sognorina, ma lei non sa nulla di educazione".
Sarà anche così, non ho formazione a riguardo, ma ciò che so deriva dalla semplice osservazione e dall'esperienza diretta.
Io e mia sorella abbiamo 7 anni di differenza, abbiamo fatto scuole diverse, ma condiviso alcuni maestri e professori. Quando aveva 6 anni e frequentava la prima elementare non sapeva ancora leggere e la cosa mi faceva imbestialire visto che io avevo imparato sia a leggere che a scrivere all'età di 4 anni, quando ancora andavo alla scuola materna. Ricordo bene le lezioni pomeridiane dopo la pausa pranzo e le pagine dei quaderni con i disegni dell'uva dagli acini color viola, pagine e pagine con la parolina UVA, scritta sotto la lettera U dell'alfabeto, sia in corsivo che in stampatello.
Lei queste cose le ha fatte appena in seconda elementare quando ancora non riusciva a leggere un intero paragrafo del libro di scienze senza interrompersi.
E i compiti a casa non erano mai troppi, anzi! Mentre io organizzavo i pomeriggi tra lezioni di ballo latino americano, di nuoto o allenamenti di calcio, lei si destreggiava tra problemi di matematica e allenamenti di basket, poi tra traduzioni di tedesco e lezioni di danza classica. E d'estate? Ah, abbiamo bellissimi ricordi di vacanze passate in spiaggia sotto l'ombrellone studiando il teorema dei seni dal manuale di algebra o leggendo "Il cavaliere inesistente" di Calvino.
Non ricordo estati o fine settimana passati solo ed esclusivamente a studiare senza trovare il tempo di divertirmi e anzi, con il passare degli anni, ho rimpianto di aver fatto i capricci per qualche pagina in più di storia.
Gardando indietro vorrei solo mi avessero insegnato di più, mi avessero spronato di più e sfidato, mettendomi alla prova con manuali e letture extra.
"Fosse per me i bambini dovrebbero stare a scuola dalle 8.00 alle 15.00, facendo lezioni frontali la mattina e studiando individualmente o in gruppi di lavoro nel pomeriggio, con la supervisione di un docente che colmi in anticipo aventuali lacune e che all'occorrenza individui argomenti da approfondire; gli alunni dovrebbero conoscere di più la storia contemporanea e meno i reperti archeologici datati col carbonio 14; dovrebbero seguire un corso di storia delle religioni e non conoscere solo Gesù, Giuseppe e Maria tra la mucca e l'asinello; dovrebbero imparare e studiare e non a memorizzare per un voto che faccia contenti mamma e papà; a scuola ci dovrebbero essere docenti aggiornati e preparati, capaci di insegnare la propria materia in lingua inglese, la lingua di insegnamento del giovedì piuttosto che del sabato. La scuola, per poter funzionare dovrebbe aprire gli occhi, dare gli strumenti e lasciare che gli studenti sviluppino un proprio metodo di studio, dando sfogo alla creatività e alla curiosità, in modo che, una volta fuori da scuola, passino il loro tempo a condividere e sperimentare tra coetanei e familiari, compangi di sport o vicini di casa". A questa riflessione a voce alta il mio prof. reagì come su detto, ma io non ho cambiato idea.
Se la scuola non funziona, se gli studenti sono sempre più svogliati e impreparati, la colpa non è dei troppi compiti e, caro Ziberna, non è certo perchè hanno bisogno di veder garantito loro il diritto al riposo citato nella Convenzione ONU dei Diritti dell’Infanzia (New York, 20 novembre 1989), nella conseguente l. 176/1991 o nella Circolare Ministeriale del 14 maggio 1969, n. 177. Semmai è l'intero "sistema istruzione" che va rivisto e mettiamoci dentro anche il problema degli insegnanti precari, della scarsa preparazione pedagogica, delle scuole fatiscenti e dei genitori che accondiscendono e viziano i loro figli. Così, quando i bambini tornano a casa con una nota per aver disturbato la lezione, si fiondano dall'insegnante e invocano il sacrosanto diritto dei loro pargoli a esprimere la loro personalità come e quando vogliono.
Ma per cortesia! Una e una sola volta sono tornata a casa con una nota firmata dalla maestra di italiano perché avevo dimenticato a casa il quaderno dei compiti (fatti, sia ben inteso) e mia madre mi ha punita con una sonora sberla. Da allora non ho mai più dimenticato un quaderno a casa.
Genitori severi, insegnanti validi e, certo, tanta buona volontà. Credo più in questa ricetta che in quella di Ziberna; vedremo con la discussione in aula quale chef avrà la meglio.



Posted on lunedì, agosto 18, 2014 by Unknown

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29 marzo 2013

La sera di martedì 26, dopo la mia consueta lezione di sloveno, sono andata al teatro Miela di Trieste che ospitava la quarta edizione di Taglia Corti, un concorso internazionale di cortometraggi organizzato e realizzato da Radioincorso, la web radio dell'Università di Trieste, fatta da e per gli studenti dell'ateneo.
Già dall'ingresso si capiva che la serata avrebbe avuto un notevole successo in termini di pubblico. Alle ore 20.00 moltissimi erano i giovani già accomodati in sala, ma altrettanti erano i curiosi un pò più attempati in fila alla biglietteria e alla consegna dei divertenti e golosi gadget + programma (potevano abbondare con le caramelline frizzanti all'arancia e al limone eheh).
Offerta libera, imbarazzante ma democratica.
Prima di decidere quanto sborsare ho chiesto a un'organizzatrice dell'evento, mia amica, nonché ex compagna di corso alla triennale, se il ricavato sarebbe stato poi  intascato da chi come lei da anni collabora a titolo completamente gratuito con la radio, pur impiegando tempo e fatica a organizzare eventi come questo. Alla risposta affermativa ho esagerato sfoggiando una banconota da 5 euro, non adeguata visto l'alta qualità dello spettacolo apprezzabile sin dai primi istanti.
Un'apertura che mai avrei immaginato, degna di uno show condotto da professionisti, merito soprattutto dell'ineccepibile presenza scenica di Enrico Matzeu e della sua comica accompagnatrice Marta Zannoner, un pò meno del tecnico delle luci (l'occhio di bue su sfondo multicolor non rende granché, ancora meno se i soggetti illuminati sul palco sono più di uno e in movimento).
Scelte tecniche a parte, la serata è entrata subito nel vivo. Dopo un breve ringraziamento alle autorità presenti in sala in rappresentanza del Comune e della Provincia di Trieste, Matzeu ha introdotto il primo corto in gara, "Contagocce" - Vetrozero di Matteo Scotton, appartenente alla categoria videoclip musicali.
Nulla di eccezionale devo essere onesta, monotono alla visione e per nulla originale, mi ha ricordato i video dei Verdena, gruppo che da giovane apprezzavo molto.
Decisamente in crescendo è andato il livello dei corti successivi: con "Alioù" Nicolas Sorcinelli ha intrecciato due storie completamente diverse, quella di un immigrato che racconta in un tema scolastico il suo arrivo in Italia e la vicenda della sua insegnante di italiano, donna single, incinta, esasperata dal peso di un altro corpo ingombrante e dalla responsabilità per un'altra vita. A smorzare i toni c'ha pensato Raffaele Carro con il divertente "No signal", riproponendo la storia di due vicini che condividono la stessa antenna televisiva. La disputa sulla direzione della parabola si è conclusa in una zuffa placata definitivamente a sera tarda, quando i due hanno abbandonato l'ascia di guerra per condividere la visione di una partita della nazionale di calcio italiana. Finale sprecato, privo di ogni attrattiva.
Ancor meno apprezzabile la proposta di Fausto di Quarto che con il videoclip musicale "Punto di vista" si è limitato a montare scene di film, clip, pubblicità e altro materiale video che avesse per soggetto il boom economico e la società degli anni '50.
"Il rumore agli alti ISO" di Diego Monfredini ha riportato lo spettacolo sul giusto binario. Sebbene l'esordiente sia riuscito a riproporre in soli 4 minuti un'accattivante love story, a mio parere non meritava il primo premio per la sua categoria.
"Le parole della gente"- FilmDaFuga di Federico Vannone è stato il primo videoclip musicale a destare un pò di curiosità. Accostamenti inconsueti e scelte fotografiche alla Antonioni hanno contribuito non poco, forse avrei apprezzato un pò più coerenza ritmica nelle scene, ma se l'intento era quello di scuotere lo spettatore tra momenti di frenesia e altri di quiete, allora nulla da ridire!
"Pensieri rotti" - Primochef del Cosmo, videoclip musicale di Sara Arango Ochoa, non ha sorpeso né nel bene né nel male, perlomeno ha tolto dal palco l'arrogante e altezzoso ospite della serata, Carlo Pastore, che ha esordito con un'infelice frecciatina da cabarettista ebreo: "Il fatto che sia il vostro ospite è una prova della crisi economia. Avete preso me perché costo poco!"
Tornando al concorso, è con il corto "Ngutu" del professionista spagnolo Franc Planas che la sala è esplosa in un'appluaso estasiato. Grazie alla comicità del protagonista, un venditore ambulante di quotidiani, il regista è riuscito a sdrammatizzare un tema importante, rappresentativo della società del nostro tempo, la ritrosia al contatto diretto tra esseri umani. Incapace di vendere approcciando direttamente con i passanti, Ngutu decide di darsi la forma di un distributore automatico così da esimere i passanti dal guardarlo e dal farsi guardare.
"Amore di mamma" di Sara Spinelli ha ironicamente interpretato l'impossibilità delle giovani coppie a mettere su famiglia, proponendone un nuovo modello: mamma, papà e un figlio in cartongesso; zero spese e tutta la felicità dell'essere genitori.
Con questo video si è conclusa la mia partecipazione al concorso, terminato secondo fonti certe a notte inoltrata.
Peccato, davvero un peccato aver perso anche le precedenti edizioni, ma spero, anzi, sono sicura di potermi rifare assistendo alla Summer edition in programma e a breve in preparazione.


Posted on venerdì, marzo 29, 2013 by Unknown

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7 marzo 2013

Ieri sera ero alla Palestra UGG a seguire la conferenza Il doping, chi lo subisce, chi lo combatte, organizzata dall'associazione LTS. Ospite della serata il prof. Alessandro Donati, conosciuto per la sua lotta al doping e soprattutto per aver denunciato con nomi e cognomi numerosi atleti, medici, dirigenti, consulenti e qualsiasi altro personaggio praticante "Lo sport del doping". Questo il titolo del suo ultimo libro che in poco più di 300 pagine delinea il cupo profilo del mondo sportivo. 

Interessanti le dichiarazioni fatte un pò a più voci, tra aneddoti e battute che, dopo il là di Donati, non hanno risparmiato nessuno: dalle multinazionali farmaceutiche che vogliono solo vendere, agli allenatori e ai dirigenti che pensano ai risultati; dai medici sportivi che si prestano al gioco facendo ricettine magiche, alle commissioni antidoping che, oltre a non fare i controlli a sorpresa, evitano di esaminare parametri specifici. Complici di questo intricato sistema di interessi sono i giornalisti sportivi, che mentono o omettono, il sistema politico corrotto, fallace e demotivato, e infine i genitori, si signori, i genitori, perché sono loro ad iniziare i figli con gli integratori per poi spingerli verso qualcosa di più efficace per il loro futuro.
Mi è difficile credere che i genitori incitino i figli a far uso di sostanze illegali, visto che il doping è un reato, e per di più potenzialmente dannose per la salute, ma ammettendo che sia questa la triste realtà dei fatti, ciò che è più deludente è la completa e diffusa perdita di moralità.
Come ha giustamente fatto notare un allenatore presente tra il pubblico, la causa della diffusione e dell'abuso di sostanze dopanti, oggi richieste non solo a livello agonistico, è la mancanza di un'educazione salda, dura e pura, e in questo concordo e credo ciecamente.
Il problema del doping è solo uno dei tanti campanelli d'allarme, il riflesso di una società malata che ha perso onestà ed etica, vincendo in ipocrisia e arrivismo. Consci di ciò, bisogna solo decidere dove schierarsi, con chi subisce o con chi combatte. Voi da che parte state?

Posted on giovedì, marzo 07, 2013 by Unknown

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28 febbraio 2013

Anch'io non ci credevo quando il mio fruttivendolo di fiducia me l'ha detto.
Quest'anno, la tariffa d'igiene ambientale calcolata per il suo esercizio commerciale è aumentata vertiginosamente, passando dai 1800 euro degli anni scorsi ai 23000 euro calcolati dal Comune di Gorizia per quest'anno.
Indignata e incredula per la faccenda, ho iniziato a fare qualche ricerca sul web, partendo dal Regolamento per l'applicazione della tariffa del servizio di gestione dei rifiuti urbani approvato dal Comune nel 2005, con successive modifiche del 2010.
In questo documento si precisa all'art. 4 
1. La tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree 
scoperte ad uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi 
uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale. 
2. La tariffa è dovuta da quando i locali e le aree sono predisposti all’uso. I locali delle abitazioni si 
considerano predisposti all’utilizzazione se dotati di servizi a rete, mentre i locali e le aree a 
diversa destinazione sono tali se dotati di impianti, attrezzature o servizi a rete e comunque 
quando risulti rilasciata licenza o autorizzazione per l’esercizio di attività nei locali ed aree 
medesimi;
all'art. 7 
1. La superficie soggetta a tariffazione è misurata per i locali al netto dei muri, per le aree sul 
perimetro interno delle stesse, al netto di eventuali costruzioni in esse comprese. 
2. Nel calcolare il totale delle superfici, le frazioni di metro quadrato fino a 0,50 vanno trascurate, 
mentre quelle superiori vanno arrotondate ad un metro quadrato;
all'art. 8;
1. Sono soggetti a tariffazione tutti i vani comunque denominati, ove si producono di regola rifiuti urbani...
e all'art. 11
1. La tariffa, dovuta annualmente dagli utenti, è determinata in modo da ottenere con il gettito 
globale la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio del servizio di gestione dei 
rifiuti urbani, come definiti dall’art. 7, comma 2, del D. Lgs. 22/97 e successive modificazioni e 
integrazioni. 
2. Il costo complessivo del servizio per la gestione dei rifiuti, come disposto dal D.P.R. 158/99, è 
dato dalla somma dei due seguenti aggregati di costo: 
a) costi fissi indicati nella seguente equivalenza ΣTF = Costi Spazzamento e Lavaggio strade e piazze pubbliche + Costi Amministrativi dell'Accertamento, della Riscossione e del Contenzioso + Costi Generali di Gestione + Costi Comuni Diversi + Altri Costi + Costi d'Uso del Capitale; 
b) costi variabili indicati nella seguente equivalenza ΣTV =  Costi di Raccolta e Trasporto + Costi di Trattamento e Smaltimento  + Costi di Raccolta Differenziata per materiale +  Costi di Trattamento e Riciclo
...
4. Il Comune, prima dei termini fissati per l’approvazione del bilancio di previsione, determina 
annualmente, su proposta del Soggetto Gestore, con propria deliberazione le tariffe per le 
singole utenze sia per la quota fissa che per quella variabile. 
5. I coefficienti di riferimento sono determinati annualmente con la deliberazione di approvazione 
della tariffa. 
Questo è il regolamento attualmente in vigore e si può capire che la tassa, come è stata definita  in ben due sentenze della Corte di cassazione, dipende dalla superficie e dal volume di rifiuti prodotti dall'uso della stessa, ma come specifica l'art 11, la tariffa deve coprire i costi di gestione dei rifiuti urbani.
Evidentemente, e qui mi riallaccio al caso in esame, se le superfici sono rimaste invariate, cosa che da cliente abituale posso confermare, e non c'è stato un tale aumentato dei rifiuti prodotti, anzi, ridotti al minimo stando alle affermazioni del commerciante, l'unica variante è quella dei costi dichiarati dal gestore del Servizio.
Presumendo di aver ben compreso il documento e ammettendo l'impennata dei costi di gestione e smaltimento, pulizia e quant'altro, risulta difficile credere a un aumento che giustifichi il +1177% dichiarato.
Grazie alla disponibilità del locatore, il mio fruttivendolo ha potuto ridimensionare il locale e quindi ridurre il canone mensile, ma i fornitori, le utenze, i dipendenti e il Comune devono essere pagati.
Considerando che minor superficie vuol dire meno prodotti esposti, non è vano ipotizzare, nel lungo termine, l'aumento dei prezzi, l'abbassamento della qualità dei prodotti, la perdita di potenziali clienti e forse di una parte di quelli abituali, arrivando, nel peggiore dei casi, a chiudere definitivamente.

Posted on giovedì, febbraio 28, 2013 by Unknown

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28 giugno 2012

Ieri sera si è tenuto a Opicina, presso il campetto della Chiesa Maria Regina del Mondo in via Carsia 9, il torneo di calcio a sette "Un gol per l'Emilia", organizzato dall'ESN Trieste per raccogliere fondi a favore dei terremotati dell'Emilia.
Deus ex machina il mio vecchio collega delle superiori Daniele Ronca oggi membro della sezione triestina dell'ESN Italia. 
Molti non sanno cosa sia l'ESN, me compresa fino a ieri. L'Erasmus Students Network è un'associazione europea nata per incentivare e agevolare gli scambi interculturali tra studenti erasmus e non. L'Italia è uno dei tanti paesi che ha preso parte all'iniziativa e Trieste è una delle 46 sezioni nate sul territorio nazionale.
Prima del torneo ho avuto modo di parlare con una dei membri dell'ESN Trieste, Alice Luxa, che mi ha spiegato a grandi linee come funziona questa associazione. "Il network ESN è una delle più grandi associazioni studentesche d'Europa, nata nel 1989. Oggi sono 36 i paesi che ne fanno parte e in ognuno sono moltissime le Università che partecipano all'iniziativa- ha spiegato Alice Luxa- ESN Trieste è il livello locale dell'ESN Italia, siamo una nuova e giovanissima sezione nata lo scorso febbraio, che riunisce studenti interessati al volontariato oltre che a condividere esperienze e conoscere nuove persone di nuove realtà. Nonostante i pochi mesi di vita abbiamo già diversi progetti proposti e realizzati, come il tour cittadino per gli erasmus in-coming, le giornate di orientamento e questo torneo di beneficenza".


In merito ho intervistato la mente organizzatrice.
Come hai avuto l'idea di un torneo per raccogliere fondi per i terremotati? 
Devo essere sincero. La raccolta fondi vera e propria è stata pensata dall'ESN Trento, altra realtà locale di ESN Italia, che ha chiesto alla nostra sezione, come alle altre, se eravamo interessati a contribuire. La mia idea è stata quella di unire la passione per lo sport, che mi ha portato a organizzare in quest'ultimo anno diversi tornei e partite settimanali, allo scopo benefico. 
E' stato difficile organizzarlo?
Assolutamente no. Abbiamo fatto girare la voce su facebook  e ovviamente ho fatto un pò di public relations. La risposta positiva dai miei amici e compagni di squadra non si è fatta attendere, come del resto la partecipazione di diverse squadre, quattro in tutto, per un totale di 30 giocatori. 
Quanto al ricavato?
Tra quote partecipative e donazioni volontarie siamo riusciti a raccogliere 140 euro, una cifra
simbolica, certo, ma nel nostro piccolo crediamo
di aver fatto qualcosa. Quanto prima eseguiremo un bonifico a ESN Italia e questa si occuperà dell'invio del ricavato alle organizzazioni competenti presenti sul luogo della 
catastrofe e che già stanno operando per l'accoglienza di centinaia di
persone. Colgo l'occasione per rivolgere un ringraziamento particolare sia al Presidente del centro giovanile, Franco Tomizza, e a don Andrea che, concedendoci il campo gratuitamente, ci hanno permesso di devolvere l'intero incasso all'Emilia.
Quali eventi simili avete in programma?
Questa è la nostra prima prova di social erasmus, ma visto l'interesse ho già in mente di organizzare eventi simili, a scadenza mensile o bimestrale. Marco Zullich, che si occupa nello specifico di questo campetto da calcio, mi ha già dato completa disponibilità quindi posso dire che l'evento di stasera è solo il primo di una lunga serie.



Posted on giovedì, giugno 28, 2012 by Unknown

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